
In genere la prognosi è molto favorevole. Spesso asintomatici, in genere vengono diagnosticati durante controlli ginecologici per altri motivi. Sebbene la prognosi sia molto favorevole, la diagnosi precoce è importante per una gestione terapeutica adeguata.
Ne parliamo con la dott.ssa Maria Amedeo, ginecologa della Clinica Sedes Sapientiae.
Tumori borderline dell’ovaio: cosa sono e quanto sono frequenti?
I tumori dell’ovaio a basso grado di malignità, chiamati anche tumori borderline, sono un gruppo di neoplasie ovariche che rappresentano circa il 10–20% di tutti i tumori epiteliali dell’ovaio, e hanno caratteristiche intermedie tra le lesioni benigne e i tumori maligni.
Rispetto ai tumori ovarici invasivi, i tumori borderline tendono a:
- comparire in età più giovane, in genere prima dei 40 anni, anche se raggiungono il picco di incidenza intorno ai 60 anni
- essere individuate più frequentemente in stadi iniziali, contribuendo a una prognosi favorevole.
Dal punto di vista istologico sono caratterizzati da proliferazione epiteliale atipica, ma senza invasione dello stroma ovarico, cioè senza infiltrazione dei tessuti che sostengono l’ovaio. In alcuni casi, circa il 5-10%, può essere presente una piccola invasione stromale che però non modifica in modo significativo il decorso clinico della malattia, che nella maggior parte dei casi mantiene una prognosi positiva.
Esistono diverse forme di tumori dell’ovaio a basso grado di malignità:
- tumori sierosi, che costituiscono circa il 65% dei casi. In circa un terzo delle pazienti queste lesioni possono interessare entrambe le ovaie.
- tumori mucinosi, che rappresentano circa il 20-30% dei casi. All’interno di questo gruppo si distinguono varianti con caratteristiche differenti, tra cui la variante mulleriana o endocervicale, meno frequente, che tende a essere spesso bilaterale, e la variante intestinale che è la più diffusa e nella grande maggioranza dei casi coinvolge un solo ovaio. Quando una neoplasia mucinosa interessa entrambe le ovaie è importante considerare la possibilità che si tratti di metastasi provenienti da altri organi, in particolare dal tratto gastrointestinale.
Una condizione correlata ma distinta è lo pseudomixoma peritonei, caratterizzato dalla diffusione all’interno della cavità addominale di materiale mucinoso prodotto da una neoplasia che nella maggior parte dei casi origina dall’appendice e non dall’ovaio.
Quali sono i fattori di rischio?
L’ipotesi più accreditata è che i tumori borderline dell’ovaio possano svilupparsi a partire da cisti di inclusione corticali, strutture che derivano dall’epitelio superficiale dell’ovaio e che si formano nel tempo a seguito delle ripetute rotture della superficie ovarica durante l’ovulazione.
In alcune situazioni sono state osservate associazioni con altre condizioni ginecologiche. In particolare, il sottotipo mucinoso può essere associato alla presenza di endometriosi pelvica o ovarica nel 20-30% dei casi.
Al contrario, gravidanza e allattamento, ad esempio, riducendo il numero di ovulazioni nel corso della vita e quindi la stimolazione ripetuta dell’epitelio ovarico, sembrano essere protettive nei confronti di questo tipo di tumori.
Quali sono i sintomi dei tumori ovarici borderline?
Molti tumori borderline dell’ovaio non danno sintomi evidenti e vengono scoperti casualmente durante controlli ginecologici o esami ecografici eseguiti per altri motivi. Quando presenti, i sintomi più comuni, generalmente legati alla presenza di una massa ovarica che esercita pressione sugli organi vicini, possono includere:
- distensione o aumento del volume dell’addome
- senso di pressione o fastidio pelvico
- minzione frequente
- stipsi
- sazietà precoce
Questi disturbi sono dovuti alla compressione di strutture come vescica e intestino. In casi più rari possono verificarsi complicanze acute, come torsione dell’ovaio, rottura della massa oppure occlusione intestinale.
Qual è il percorso diagnostico?
Il percorso diagnostico inizia con la visita ginecologica, la palpazione dell’addome e l’ecografia transvaginale che permette di:
- valutare dimensioni e caratteristiche della massa ovarica
- vedere se la lesione è prevalentemente cistica, solida o mista
- individuare eventuali elementi di complessità, come setti interni o proiezioni papillari
- evidenziare la presenza di liquido libero nell’addome.
La diagnosi differenziale tra tumoreborderline o tumore maligno richiede ulteriori esami tra cui marcatori tumorali specifici, come il CA125, che risulta superiore ai valori normali in circa il 61% dei casi, e l’HE4, che può risultare aumentato in alcune pazienti.
Tuttavia, la diagnosi definitiva si basa sull’analisi del tessuto tumorale dopo la rimozione chirurgica. Durante l’intervento può essere eseguito anche un esame istologico estemporaneo, che consente al chirurgo di avere indicazioni immediate sulla natura della lesione e di decidere il tipo di intervento più appropriato.
Quali sono le terapie per i tumori borderline dell’ovaio?
Il trattamento principale dei tumori borderline dell’ovaio è chirurgico. La scelta dell’intervento dipende da diversi fattori, tra cui l’età della paziente, l’estensione della malattia e l’eventuale desiderio di preservare la fertilità.
Nelle donne in post-menopausa o nei casi in cui la malattia sia più estesa, può essere indicato un intervento chirurgico radicale che prevede l’asportazione di ovaie e tube, spesso associata a isterectomia totale. Durante lo stesso intervento viene eseguita anche la stadiazione chirurgica, che comprende procedure come il lavaggio peritoneale, l’asportazione dell’omento e biopsie del peritoneo per valutare l’eventuale diffusione della malattia.
Nelle donne giovani con desiderio di gravidanza e con tumori in stadio iniziale è invece possibile adottare un approccio più conservativo, con l’asportazione dell’ovaio e della tuba da un solo lato oppure con l’enucleazione della cisti, preservando il resto del tessuto ovarico. Anche in queste situazioni viene eseguita un’accurata esplorazione dell’addome e dell’ovaio controlaterale per escludere altre lesioni.
A differenza di quanto avviene in altri tumori ginecologici, la linfadenectomia – l’asportazione dei linfonodi – non è generalmente indicata. Inoltre, negli stadi iniziali le terapie adiuvanti, come la chemioterapia, non hanno dimostrato di migliorare la prognosi.
Dopo il trattamento è previsto un programma di controlli periodici, finalizzato a monitorare l’eventuale comparsa di recidive, il cui rischio è del 2-5% se la diagnosi avviene negli stadi iniziali della malattia, e del 10–30% negli stadi più avanzati. Tuttavia, anche quando si verifica una recidiva, la prognosi rimane nella maggior parte dei casi favorevole, soprattutto se la malattia viene individuata precocemente durante i controlli.
Tumori borderline dell’ovaio: esistono esami di screening?
Attualmente non esistono programmi di screening efficaci per individuare precocemente i tumori borderline dell’ovaio. L’ecografia transvaginale e il dosaggio del CA125, se utilizzati come test di screening, non hanno dimostrato sensibilità e specificità sufficienti per identificare queste neoplasie in modo affidabile.
Per questo motivo è importante sottoporsi regolarmente a visite ginecologiche e consultare lo specialista in presenza di disturbi addominali o pelvici persistenti, in modo da poter eseguire gli accertamenti più appropriati.
