Protesi cervicale: cos’è e quando serve?


La protesi discale cervicale è oggi una delle soluzioni per il trattamento, in casi selezionati, delle ernie e delle degenerazioni dei dischi della colonna cervicale. L’obiettivo della protesi è di preservare il movimento naturale e fisiologico del tratto della colonna cervicale, a differenza degli interventi di artrodesi.

Approfondiamo l’argomento con il dottor Marco Mannino, neurochirurgo di Clinica Sedes Sapientiae.

Cos’è la protesi cervicale?

L’artroplastica cervicale consiste nella sostituzione del disco intervertebrale malato con una protesi mobile progettata per preservare la mobilità del segmento operato e ripristinare l’altezza discale. A differenza dell’artrodesi, che stabilizza definitivamente due vertebre tramite fusione ossea, la protesi mantiene la biomeccanica naturale della colonna, riducendo il rischio di sovraccarico sui livelli adiacenti.

L’intervento prevede la rimozione del disco degenerato e l’impianto del dispositivo protesico, con l’obiettivo di alleviare il dolore cervicale e radicolare e recuperare la funzionalità. Eseguita in centri ad alta specializzazione, questa tecnica consente un ritorno più rapido alle attività quotidiane, alla guida e allo sport, grazie alla conservazione del movimento fisiologico del tratto cervicale.

Come si svolge l’intervento di protesi cervicale?

L’intervento di protesi cervicale viene eseguito attraverso un accesso anteriore mininvasivo, con una piccola incisione laterale sul collo, in genere a destra, che segue le linee naturali della cute, con l’obiettivo di ridurre l’impatto estetico e preservare i tessuti superficiali. Attraverso una delicata divaricazione dei piani muscolari e delle strutture neurovascolari, il chirurgo raggiunge il disco malato senza interferire con la muscolatura posteriore, responsabile della stabilità e della mobilità cervicale.

Questo passaggio consente di eliminare l’ernia o la degenerazione responsabile della compressione sulle radici nervose o sul midollo spinale, liberando gli spazi neurali. Una volta rimosso il disco malato, viene inserita la protesi cervicale nello spazio intersomatico, utilizzando un sistema di guida che ne assicura il posizionamento preciso. Le componenti protesiche, generalmente in titanio o metallo-metallo a seconda dei modelli, sono progettate per consentire movimenti di flessione, estensione, inclinazione laterale e rotazione, riproducendo la dinamica naturale del disco.

Una volta impiantata, la protesi si integra immediatamente con le superfici vertebrali grazie a rivestimenti porosi o trattamenti che favoriscono l’osteointegrazione. Nelle prime ore dopo l’intervento, il paziente viene mobilizzato e, nella maggior parte dei casi, non necessita di collare cervicale. La degenza è breve e il recupero funzionale è rapido, grazie alla preservazione dei tessuti e alla possibilità di mantenere la mobilità del segmento operato.

La fisioterapia inizia generalmente dopo una settimana, con l’obiettivo di recuperare la mobilità, rinforzare la muscolatura profonda e migliorare la postura. A un mese viene eseguita una radiografia dinamica per verificare la corretta funzionalità della protesi.

Protesi cervicale: quali sono i pazienti candidabili all’intervento?

Come per ogni intervento, la selezione del candidato ideale, cioè il paziente che presenta le giuste indicazioni all’intervento, è fondamentale anche per l’intervento di protesi cervicale. La selezione avviene durante il percorso diagnostico e, secondo le linee guida, i criteri di selezione devono includere:

  • paziente con patologia discale localizzata a un singolo livello, caratterizzata da ernia o degenerazione discale responsabile di dolore cervicale, brachialgia o deficit neurologici.
  • quadro clinico persistente nonostante un percorso conservativo adeguato, generalmente della durata di almeno sei mesi, comprendente fisioterapia, terapia farmacologica e interventi posturali.
  • qualità ossea buona, senza segni di osteoporosi, osteomalacia o altre condizioni che compromettano la stabilità vertebrale.
  • assenza di allergie ai materiali impiegati nelle protesi, in particolare ai metalli come l’acciaio inossidabile.

L’intervento non è invece raccomandato in caso di patologia multisegmentaria, precedenti fusioni cervicali o compromissione significativa della qualità ossea.

Quando i criteri sono rispettati, l’artroplastica cervicale diventa una soluzione efficace in grado di trattare la patologia discale del rachide preservando la mobilità del collo e favorendo un recupero rapido e naturale.

La decisione terapeutica è comunque personalizzata, basata su un’attenta valutazione clinica, radiologica e funzionale, e sempre condivisa tra medico specialista e paziente.

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