PMA: perché l’embrione potrebbe non attecchire?


L’attecchimento embrionale è uno dei momenti più delicati dell’intero percorso di procreazione medicalmente assistita. È il momento in cui l’embrione riesce ad agganciarsi alla parete interna dell’utero, l’endometrio, e la gravidanza può finalmente avere inizio. Tuttavia, anche quando la fecondazione è avvenuta correttamente e l’embrione si presenta morfologicamente nella norma, l’impianto può non verificarsi. Nella maggior parte dei casi, il mancato attecchimento dell’embrione ha cause identificabili e, spesso, trattabili.

Approfondiamo l’argomento con il dottor Sorin Parastie, specialista in Ostetricia e Ginecologia e Responsabile del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) della Clinica Sedes Sapientiae, in collaborazione con Eugin.

PMA e mancato attecchimento dell’embrione: cause

Cause legate all’embrione

La ragione più frequente di mancato attecchimento riguarda l’embrione stesso. Molte volte lo sviluppo si interrompe perché sono presenti anomalie cromosomiche incompatibili con una gravidanza evolutiva: un fenomeno che tende ad aumentare con l’avanzare dell’età materna e che spesso si verifica in modo del tutto casuale. A questo si possono aggiungere una qualità embrionale ridotta o difficoltà nelle prime fasi di divisione cellulare, che compromettono la capacità dell’embrione di portare a termine l’impianto.

Cause legate all’utero e all’endometrio

Quando l’embrione è sano, il problema può risiedere nell’ambiente che dovrebbe accoglierlo. L’endometrio, per garantire un attecchimento efficace, deve avere uno spessore adeguato e una recettività ottimale. Diversi fattori possono alterarne queste caratteristiche: la presenza di polipi uterini, fibromi sottomucosi o sinechie, ma anche condizioni come l’endometriosi, l’adenomiosi e le malformazioni congenite dell’utero,  tra cui il setto uterino e l’utero bicorne. Un’infiammazione cronica dell’endometrio, nota come endometrite cronica, può a sua volta compromettere la capacità di impianto, anche in assenza di sintomi evidenti.

Fattori ormonali e metabolici

L’equilibrio ormonale gioca un ruolo fondamentale nel preparare l’utero alla gravidanza. Alterazioni della funzionalità tiroidea, la sindrome dell’ovaio policistico, l’insulino-resistenza e il diabete possono interferire con questo processo. Anche l’iperprolattinemia, così come gli squilibri nei livelli di estrogeni e progesterone, possono ridurre le probabilità di un attecchimento riuscito.

Cause immunologiche e della coagulazione

Alcune condizioni che riguardano il sistema immunitario o la coagulazione del sangue possono impedire all’embrione di impiantarsi correttamente. Le trombofilie, sia ereditarie sia acquisite, e la sindrome da anticorpi antifosfolipidi rientrano tra le cause accertate. A queste si aggiungono alterazioni immunologiche ancora non completamente comprese dalla ricerca scientifica, che continuano a essere oggetto di studio.

Il fattore maschile

Il mancato attecchimento non è sempre una questione femminile. Anche la qualità del seme può incidere in modo significativo: la frammentazione del DNA spermatico, le anomalie genetiche degli spermatozoi e una ridotta qualità complessiva del liquido seminale possono compromettere le prime fasi dello sviluppo embrionale e, di conseguenza, l’impianto.

Stile di vita ed età

Tra i fattori modificabili, lo stile di vita ha un peso reale. Il fumo, il consumo di alcol o droghe, l’obesità o il sottopeso marcato, il sonno insufficiente e lo stress cronico intenso sono tutti elementi che possono ridurre le probabilità di successo. L’età materna avanzata rappresenta invece un fattore non modificabile, ma di cui è importante tenere conto nella valutazione complessiva.

Le variabili specifiche della PMA

Nel contesto della procreazione medicalmente assistita, entrano in gioco ulteriori elementi tecnici. Una sincronizzazione non ottimale tra embrione ed endometrio, un protocollo di preparazione ormonale non perfettamente calibrato, le condizioni di laboratorio durante la coltura degli embrioni e le eventuali difficoltà tecniche nel trasferimento in utero possono tutti contribuire all’esito negativo di un ciclo.

Cosa fare dopo uno o più mancati attecchimenti

Quando l’impianto non avviene per uno o più cicli consecutivi, lo specialista in medicina della riproduzione ha a disposizione diversi strumenti diagnostici per approfondire le cause. L’isteroscopia diagnostica e, se necessario, operativa consente di valutare e trattare eventuali alterazioni uterine.

Il test genetico preimpianto (PGT-A) permette di analizzare il corredo cromosomico degli embrioni prima del trasferimento.

Esami trombofilici e immunologici mirati, insieme alla biopsia endometriale, completano il quadro diagnostico, aiutando a costruire una strategia di trattamento personalizzata per ogni coppia.

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