Il reflusso gastroesofageo: sintomi, terapie e falsi miti


La malattia da reflusso gastroesofageo si verifica quando i succhi gastrici vengono in contatto con la parete dell’esofago, provocando bruciore di stomaco e rigurgito acido. Il passaggio di acido dallo stomaco all’esofago avviene fisiologicamente durante la giornata, soprattutto dopo i pasti. Tuttavia, se questi eventi superano una determinata soglia, in termini di frequenza e durata, si parla di vera e propria malattia.

Durante un’intervista rilasciata a GRP TV nel programma InSalute, il dottor Matteo Goss, gastroenterologo, e la dottoressa Marianna Ansaldi, biologa nutrizionista clinica, entrambi del Gastro Center della Clinica Sedes Sapientiae, hanno spiegato come affrontare questo disturbo che colpisce il 20% della popolazione in Europa e hanno inoltre suggerito come comportarsi a tavola.

Quali sono i sintomi del reflusso?

Il reflusso gastroesofageo è una malattia molto frequente che presenta numerosi sintomi: quello più evidente è il forte bruciore allo stomaco che può raggiunge anche lo sterno, irradiandosi alle volte anche alla gola provocando tosse e irritazione. Se la sintomatologia permane a lungo e se una prima terapia prescritta dal medico di base non dà benefici, è consigliato rivolgersi al medico specialista per approfondimenti.

Cattiva digestione o reflusso?

É bene fare attenzione a non confondere il reflusso con i sintomi di una cattiva digestione. Il bruciore di stomaco tipico del reflusso, si può percepire anche la mattina o nelle ore notturne a distanza dei pasti. I sintomi relativi alla cattiva digestione sono invece senso di pesantezza, gonfiore addominale e da eruttazione. Il tutto risolvibile in poco tempo anche con rimedi naturali, come una tisana al finocchio.

Diagnosi e terapie

Esistono alcuni sintomi che equivalgono a dei campanelli di allarme: se si fa fatica a deglutire il cibo, si inizia a perdere peso o si notano alcune alterazioni nell’andare di corpo, è necessario rivolgersi a uno specialista gastroenterologo, che valuterà quali esami di approfondimento prescrivere. Il principale è la gastroscopia: un esame importante, sicuro, rapido, e che viene fatto in sedazione, che però è fondamentale anche per escludere molte altre patologie (come esofagite allergica o helicobacter ad esempio).

Per giungere alla diagnosi e alla terapia corretta, in Clinica Sedes lavora un team multidisciplinare che vede lavorare in sinergia gastroenterologi e nutrizionisti, ma anche cardiologi e otorinolaringoiatri poiché esistono diversi tipi di reflusso.

Esistono poi differenti terapie per curare il disturbo, da quelle farmacologiche fino ad arrivare all’intervento chirurgico della plastica antireflusso, un intervento mininvasivo che si svolge in laparoscopia e che ripristina la valvola naturale tra esofago e stomaco.

Stile di vita e reflusso

Quando si parla di reflusso è opportuno menzionare l’importanza dell’alimentazione. Le abitudini consigliate sono evitare porzioni di cibo troppo abbondanti, mantenere una determinata posizione durante il pasto e rispettare i tempi di digestione. Anche il peso è un valore rilevante poiché i soggetti in sovrappeso si trovano in una condizione più favorevole all’eccesso di distensione addominale.

Esistono alcuni alimenti consigliati e sconsigliati per chi soffre di questo disturbo: i carboidrati semplici come il riso, le patate, il pane prevalentemente tostato, l’avena sono degli ottimi alleati come anche la carne ben cotta e alcuni formaggi. I cibi meno tollerati sono principalmente quelli fritti e grassi perché rallentano il flusso gastrico, provocando il reflusso.

I falsi miti sul reflusso

Uno dei miti da sfatare sul reflusso riguarda proprio l’alimentazione: non esiste una lista universale di cibi vietati per chi soffre di questa malattia, per questo è importante che un professionista prescriva una dieta personalizzata in base alle tolleranze individuali. Molti pazienti, inoltre, credono che il reflusso produca un eccesso di acido: in realtà si tratta di una risalita del materiale acido gastrico verso l’esofago per distensione o pressione addominale oppure a causa di un malfunzionamento dello sfintere esofageo. Infine, si pensa che non mangiare per un po’ di ore possa essere benefico: in realtà, in questo modo, si alimentano il processo irritativo e la sintomatologia.

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