
Approfondiamo l’argomento con la dottoressa Silvia Sorce, ginecologa del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) della Clinica Sedes Sapientiae, in collaborazione con Eugin.
Cos’è la fecondazione eterologa femminile
Per fecondazione eterologa si intendono le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) femminile o maschile, in cui uno dei gameti proviene da un donatore esterno alla coppia. Nella fecondazione eterologa femminile si utilizzano ovociti donati quando la donna che desidera la gravidanza non dispone di ovociti utilizzabili o quando, pur avendo una buona riserva ovarica, gli embrioni ottenuti non risultano evolutivi per cause genetiche non identificabili.
In Italia il trasferimento embrionario è consentito:
- fino al compimento dei 50 anni, anche se in menopausa fisiologica o precoce
- in caso di esaurimento della riserva ovarica
- dopo trattamenti chemioterapici senza aver potuto preservare la fertilità
- in caso di endometriosi grave.
In una minoranza di casi, la fecondazione eterologa viene proposta quando ripetuti tentativi con ovociti propri generano embrioni non vitali, suggerendo un possibile problema genetico non individuabile con gli esami ad oggi disponibili.
Come avviene la selezione della donatrice?
La scelta della donatrice segue criteri rigorosi, a partire dal matching fenotipico, che garantisce la maggiore somiglianza possibile tra donatrice e ricevente, fino alla compatibilità del gruppo sanguigno e al matching genetico. Infatti, ogni individuo è portatore sano di alcune malattie recessive, che non comportano alcuna manifestazione clinica: tuttavia, il rischio emerge quando entrambi i genitori sono portatori della stessa variante genetica, con una probabilità del 25% di avere un figlio affetto. Per questo motivo si esegue uno screening esteso, sia sulla donatrice sia sul partner maschile della coppia.
L’individuazione della donatrice richiede in genere alcune settimane. Una volta selezionata, gli ovociti vengono recuperati, crioconservati secondo le normative del Paese di origine e inviati al centro specializzato italiano dove, al loro arrivo, vengono scongelati e inseminati con seme fresco del partner. Una volta ottenuto l’embrione, questo viene mantenuto in coltura fino al momento del trasferimento.
Fecondazione eterologa: come si effettua?
Per procedere alla fecondazione eterologa femminile è necessaria la preparazione endometriale che può durare 15-20 giorni.
Nelle donne con ciclo spontaneo viene monitorata l’ovulazione e, quando necessario, si induce il picco ovulatorio con un trigger a cui segue la supplementazione con progesterone, per il tempo necessario a sincronizzare l’endometrio con lo sviluppo embrionario.
Nelle donne in menopausa, con cicli irregolari o in terapia progestinica per endometriosi grave, si somministrano estrogeni fino al raggiungimento di uno spessore endometriale adeguato, quindi si introduce il progesterone.
Una volta terminata la preparazione endometriale, la procedura di trasferimento embrionario si esegue in ambulatorio, grazie all’utilizzo di un sottile catetere introdotto in vagina sotto guida ecografica. Si tratta di una procedura indolore, che non richiede sedazione, tanto che la donna può osservare le fasi del trasferimento dell’embrione.
Terminato l’inserimento dell’embrione, la donna può tornare a casa e riprendere le attività quotidiane, evitando sforzi eccessivi nelle ore successive.
Quante volte si può ripetere la procedura?
In genere, il tasso di successo al primo transfer varia tra il 50% e il 70%, ma la probabilità cumulativa aumenta con più tentativi, purché l’età e le condizioni fisiche e psicologiche della donna lo consentano. In generale, il numero di volte in cui ripetere la procedura di transfer embrionale deriva da una decisione condivisa con il team clinico, valutando benefici attesi e sostenibilità emotiva.
