Dolore cronico: da sintomo a malattia controllabile con terapie personalizzate


Il dolore cronico è da anni riconosciuto, anche a livello normativo, come una patologia a sé stante, e non solo come un sintomo.

Questo significa che il trattamento del dolore, qualunque sia la causa, è garantito al pari di qualsiasi altra malattia, affinché la persona possa condurre una vita di qualità. La terapia del dolore è il percorso terapeutico per il dolore benigno, cioè di natura non oncologica.

Approfondiamo l’argomento con la dottoressa Valentina Calvi, anestesista e terapista del dolore di Clinica Sedes Sapientiae.

Dolore acuto e dolore cronico: da sintomo a malattia

L’insorgenza di dolore acuto o cronico oggi non dovrebbe essere sottovalutato ma studiato e gestito sulla base delle cause, come nel caso del dolore acuto, o del controllo del dolore con terapie personalizzate quando il dolore diventa cronico.

Rispetto al dolore cronico, il dolore acuto ha caratteristiche specifiche, tra cui una causa identificabile, insorge improvvisamente e tende a risolversi entro tre mesi. Quando persiste oltre questo periodo, si parla di dolore cronico. In questo caso, l’organismo mette in atto meccanismi che trasformano un dolore inizialmente legato a un evento specifico – un trauma, ad esempio – in una condizione stabile, continuativa e complessa, ovvero in una malattia cronica.

E dal momento che le cause del dolore possono essere molteplici, come ad esempio di natura ortopedica, vascolare o neurologica, ma anche coinvolgere contemporaneamente strutture osteoarticolari e nervose, la valutazione del dolore è un percorso necessario non tanto a stabilire l’origine del dolore, ma a definire il percorso terapeutico.

Dolore cronico: in cosa consiste la visita di terapia del dolore?

Come per ogni altra patologia, il percorso per la terapia del dolore inizia con la visita algologica richiesta dal medico specialista, dal medico curante o dal paziente stesso, quando il dolore non è più gestibile con le terapie standard. Le diagnosi con cui il paziente arriva alla terapia del dolore possono essere diverse, tra cui dolore osteoarticolare e miofasciale, dolore neuropatico, dolore neurologico, dolore addominale, dolore pelvico.

La visita di terapia del dolore comprende:

  • la ricostruzione della storia clinica generale del paziente;
  • la valutazione della storia del dolore (modalità di insorgenza, qualità, intensità, andamento durante la giornata);
  • l’analisi delle terapie già assunte per altre patologie;
  • la revisione degli esami diagnostici già effettuati.

In genere, il paziente che arriva in terapia del dolore spesso ha già consultato altri specialisti, sulla base del tipo di dolore, e ha eseguito esami che possono già aiutare a orientare la terapia. In altri casi, invece, il terapista del dolore può richiedere eventuali approfondimenti mirati, in base alla patologia sospettata.

La visita permette di definire una diagnosi algologica e di impostare un programma terapeutico personalizzato, calibrato sulle caratteristiche cliniche e sulle esigenze del paziente, allo scopo di garantire la migliore qualità di vita possibile.

Una volta stabilita la terapia, il paziente viene invitato a compilare un diario del dolore, annotando i momenti della giornata in cui il dolore aumenta, le attività che lo scatenano, gli eventuali miglioramenti. Questo permette di:

  • monitorare l’efficacia del piano di trattamento proposto;
  • comprendere l’andamento reale del dolore nella vita quotidiana;
  • identificare trigger specifici (come la guida, la spesa, i lavori domestici);
  • modificare la terapia in modo sartoriale.

Quali sono le terapie per il dolore?

La terapia del dolore utilizza diverse metodiche per il controllo e la gestione dei sintomi, scelte in base alla tipologia del dolore e alle condizioni generali della persona. Le opzioni di trattamento includono:

  • terapie farmacologiche sistemiche, che possono essere assunte anche per lunghi periodi quando il dolore è cronico;
  • agopuntura e dry needling, utili nei casi di dolore muscolo-scheletrico, ad esempio;
  • infiltrazioni ecoguidate, cioè eseguite con controllo ecografico (ad esempio, a livello intra articolare, peridurale, intraforaminale), con acido ialuronico, cortisone, PRP permettono di visualizzare con accuratezza le strutture anatomiche e di posizionare il farmaco nel punto più efficace.

In caso di dolore cronico, la terapia antalgica viene impostata come una terapia continuativa, da assumere regolarmente secondo le indicazioni del medico, perché la sua sospensione significherebbe il ritorno del dolore. Si tratta di terapie, diverse da quelle per il dolore acuto, che possono essere seguite per anni, con controlli periodici e aggiustamenti della cura. Le infiltrazioni possono essere integrate al piano di terapie farmacologiche quando compaiono nuovi dolori o quando la terapia sistemica non è più sufficiente a gestire il dolore.

Si può guarire dal dolore cronico?

Dal dolore cronico non si guarisce nel senso tradizionale del termine, ma può essere controllato in modo soddisfacente, fino a permettere alla persona una vita attiva e serena, restituendo autonomia, dignità e benessere.
La terapia del dolore è un approccio che richiede competenza, ascolto e personalizzazione, ma che può cambiare profondamente la vita delle persone che convivono con il dolore cronico.

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