Arrampicata e dolore di spalla: lesioni, cause, trattamenti


L’arrampicata sportiva, oggi disciplina olimpica, è uno sport in rapida crescita che coinvolge atleti di età e livelli diversi.

Le elevate richieste biomeccaniche imposte alla spalla rendono questo distretto particolarmente esposto a lesioni da sovraccarico nel lungo periodo. Secondo un recente studio, alterazioni degenerative, spesso dolorose e progressive, raramente richiedono trattamenti chirurgici nei climber.

Ne parliamo con i professionisti del Centro della Spalla di Clinica Sedes Sapientiae e del Centro di Fisioterapia della Spalla di Humanitas Lingotto: il dottor Massimo Brignolo, Responsabile del Centro, il dottor Luca Rodano, ortopedico, la dottoressa Elisa Benedetto, ortopedico, e con il dottor Federico Nebbia, fisioterapista.

Arrampicata sportiva e dolore di spalla: cause e lesioni

L’arrampicata sportiva sottopone le spalle a sollecitazioni specifiche, differenti rispetto ad altri sport “overhead” come tennis o pallamano. Durante la scalata, sia indoor sia outdoor, le spalle vengono caricate alternativamente con movimenti ripetitivi, potenti e spesso eseguiti a fine range articolare, che richiedono rotazioni interne ed esterne complete associate a elevate forze di trazione e compressione.

Uno studio condotto presso l’Università di Zurigo ha analizzato, tramite risonanza magnetica, le spalle di 31 climbers maschi d’élite (età media 47 anni) con oltre 25 anni di esperienza ad alto livello con 31 soggetti non scalatori di pari età. Gli atleti avevano iniziato ad arrampicare in adolescenza (età media 15 anni), si erano allenati in modo intensivo nel secondo e terzo decennio di vita (circa 17 ore settimanali) e avevano raggiunto il livello massimo intorno ai 25 anni, mantenendolo per circa 15 anni.

Nel corso della vita, il 77% degli scalatori ha riferito dolore di spalla, e il 55% presentava dolore nei sei mesi precedenti la risonanza magnetica. Nonostante questo, tutti gli atleti hanno continuato a praticare l’arrampicata senza limitazioni funzionali rilevanti.

Intensità dell’arrampicata e gravità delle lesioni

I risultati dello studio mostrano una chiara correlazione tra livello di difficoltà raggiunto e gravità delle alterazioni degenerative. Gli scalatori che avevano praticato su vie di difficoltà superiore al grado 6c-7a presentavano una maggiore prevalenza di:

  • lesioni del tendine del capo lungo del bicipite
  • lesioni del labbro glenoideo superiore, anteriore e posteriore
  • danni cartilaginei
  • versamento articolare.

Queste alterazioni riflettono adattamenti e microtraumi cumulativi legati alle peculiari richieste biomeccaniche della disciplina.

Lesioni tipiche della spalla nello scalatore

Lesioni del labbro glenoideo

Il labbro glenoideo è una struttura fibrocartilaginea che circonda la cavità glenoidea della scapola, aumentando la profondità dell’articolazione e contribuendo in modo essenziale alla stabilità della spalla. Inoltre, rappresenta un punto di ancoraggio per legamenti e tendini che mantengono centrata la testa dell’omero.

Nello studio, l’82% degli scalatori presentava alterazioni del labbro glenoideo, contro il 52% dei non scalatori, con una differenza statisticamente significativa. Le lesioni interessavano prevalentemente la porzione superiore e posteriore.

Le lesioni superiori, note come lesioni SLAP (Superior Labrum Anterior to Posterior), coinvolgono il punto di inserzione del tendine del capo lungo del bicipite e sono probabilmente legate alla trazione ripetitiva esercitata dal tendine durante le intense rotazioni interne dell’omero richieste dall’arrampicata.

Le lesioni del labbro posteriore, presenti nel 35% degli scalatori contro il 13% dei controlli, sembrano invece correlate alle forze di compressione e torsione che si generano quando il braccio attraversa il corpo durante movimenti dinamici.

Dal punto di vista clinico, le lesioni labrali possono causare:

  • sensazione di scatto
  • instabilità
  • dolore profondo alla spalla durante movimenti specifici.

Tuttavia, lo studio ha evidenziato una scarsa correlazione tra reperti radiologici e sintomi: molti atleti con lesioni estese risultavano asintomatici o poco sintomatici, suggerendo l’efficacia dei meccanismi di compenso sviluppati grazie a una muscolatura della spalla particolarmente allenata.

Lesioni del capo lungo del bicipite

Il tendine del capo lungo del bicipite attraversa l’articolazione della spalla e si inserisce sul labbro glenoideo superiore. Nel campione analizzato, il 53% di chi pratica l’arrampicata presentava alterazioni del tendine, più del doppio rispetto ai controlli (23%).

Le ripetute rotazioni interne dell’omero e le elevate forze di trazione sottopongono il tendine a stress intensi e prolungati, favorendo nel tempo fenomeni di degenerazione, infiammazione e rotture parziali.

Lesioni cartilaginee

Il 28% degli scalatori presentava difetti cartilaginei di grado elevato (oltre il 50% dello spessore), contro il 3% dei soggetti di controllo. Le lesioni erano localizzate prevalentemente nella regione anteroinferiore dell’omero e della glenoide, una distribuzione diversa rispetto a quella tipica degli atleti lanciatori.

La cartilagine articolare consente movimenti fluidi e assorbe i carichi. Negli scalatori, i danni cartilaginei derivano probabilmente dalla combinazione di microtraumi ripetitivi e dalle elevate forze di compressione generate dalla contrazione simultanea della cuffia dei rotatori e del deltoide durante il mantenimento di posizioni estreme.

Lo studio ha documentato anche casi di artrosi avanzata della spalla, con osteofiti superiori a 3 mm nel 12% degli atleti, che continuavano a competere a livello internazionale con dolore minimo o moderato, a testimonianza di una notevole capacità di adattamento funzionale.

Lesioni della cuffia dei rotatori

Le lesioni della cuffia dei rotatori non risultavano significativamente più frequenti negli scalatori (68%) rispetto ai controlli (58%). La cuffia dei rotatori, composta da sovraspinato, sottospinato, sottoscapolare e piccolo rotondo, garantisce la stabilità dinamica della spalla.

Nell’arrampicata si osservava una tendenza a un maggior numero di lesioni parziali del sovraspinato e una prevalenza più elevata di lesioni del versante articolare del sottospinato, muscolo particolarmente sollecitato nei movimenti di rotazione esterna e raggiungimento laterale tipici dell’arrampicata.

Lesioni di spalla nel climbing: valutazione clinica, diagnosi e trattamento

Valutazione clinica

Nonostante la frequente presenza di alterazioni degenerative alla risonanza magnetica, la disabilità funzionale negli scalatori era generalmente limitata. Per questo motivo, il riscontro radiologico di una lesione, in assenza di sintomi rilevanti, non rappresenta di per sé un’indicazione chirurgica.

La valutazione deve sempre integrare anamnesi, esame obiettivo e imaging. In particolare, l’anamnesi dovrebbe considerare:

  • età dell’atleta
  • tipo e livello di arrampicata praticata
  • grado di difficoltà raggiunto
  • volume di allenamento settimanale
  • eventuali traumi o dolore cronico
  • obiettivi sportivi
  • intensità dei sintomi.

Diagnosi

L’esame clinico prevede la valutazione della mobilità articolare, della forza della cuffia dei rotatori, della stabilità e della presenza di segni di conflitto o patologia del bicipite. Test specifici come il test di O’Brien, di Jobe e quelli per l’instabilità dovrebbero essere eseguiti in modo sistematico.

La risonanza magnetica è l’esame di riferimento, ma i reperti vanno interpretati con cautela. L’artro-RM può aumentare la sensibilità diagnostica per le lesioni labrali, a fronte però di maggiore invasività e costi, senza sempre modificare l’approccio terapeutico.

Trattamento

La maggior parte degli scalatori può essere trattata con successo in modo conservativo. Il trattamento prevede:

  • gestione dei carichi sportivi, riducendo intensità, frequenza e limitando le posizioni più stressanti per la spalla
  • fisioterapia mirata con rinforzo selettivo della cuffia dei rotatori per renderla più reattiva nell’attivarsi e meno affaticabile
  • esercizi di controllo scapolare
  • stretching per il recupero dell’elasticità capsulare
  • esercizi di apprendimento motorio per insegnare al proprio corpo come comportarsi in parete

La terapia manuale può migliorare il sintomo del paziente e permettergli di seguire un piano terapeutico, basato sull’esercizio, per tornare allo sport. Il medico in determinati pazienti decide di prescrivere farmaci antinfiammatori non steroidei, che vanno utilizzati per brevi periodi. Le infiltrazioni di corticosteroidi possono essere considerate in casi selezionati, con cautela negli atleti giovani.

Quando il trattamento conservativo fallisce dopo 3–6 mesi, o in presenza di limitazioni funzionali importanti, può essere indicato l’intervento chirurgico artroscopico.

Le principali procedure includono:

  • riparazione artroscopica delle lesioni del labbro glenoideo
  • tenodesi del capo lungo del bicipite nei casi selezionati di lesioni SLAP
  • riparazione artroscopica delle lesioni significative della cuffia dei rotatori
  • debridement artroscopico nelle lesioni cartilaginee localizzate.

Il ritorno all’arrampicata avviene attraverso un percorso riabilitativo progressivo e personalizzato, con ripresa dell’attività leggera dopo alcuni mesi e ritorno completo fino a 6 mesi, in base al tipo di intervento.

Prevenzione delle lesioni di spalla nello scalatore

La prevenzione si basa su un allenamento equilibrato che affianchi l’arrampicata:

  • un corretto e adeguato riscaldamento delle spalle a secco prima di spostarsi in parete, e ancora più intenso in palestra
  • esercizi di rinforzo con elastici o pesi simulando il gesto specifico
  • proposte finalizzate a migliorare l’equilibrio dinamico
  • movimenti ed esercizi di tenuta, specialmente per il distretto mano
  • esercizi per la stabilità scapolare
  • stretching e mobilizzazione di tutto il corpo per mantenere una buona lunghezza muscolare.

In presenza di dolore persistente è fondamentale rivolgersi a uno specialista della spalla ed evitare l’uso prolungato di farmaci. Ai primi segnali di sovraccarico, è consigliabile ridurre volume e intensità dell’allenamento.

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