
Nei Paesi più industrializzati le allergie alimentari interessano il 6-8% dei bambini al di sotto dei tre anni e il 3-4% di quelli in età scolare e prescolare, con percentuali raddoppiate rispetto a quelle riportate nella passata decade. Ne parliamo con la dottoressa Giovanna Monti, pediatra allergologa della Clinica Sedes Sapientiae.
“Allergia” o “intolleranza” alimentare?
Spesso si fa confusione e i due termini vengono ritenuti sinonimi.
In realtà, per allergia alimentare si intende una reazione anomala, mediata dal sistema immunitario, nei confronti di uno o più alimenti.
Gli alimenti che consumiamo sono generalmente tollerati dal nostro sistema immunitario, in quanto estranei al nostro organismo ma innocui. Il sistema immunitario del soggetto allergico invece li identifica come pericolosi e innesca contro di essi una reazione, che a seconda dell’organo in cui avviene e del meccanismo immunologico coinvolto (IgE mediato, non-IgE mediato, misto) causa quadri clinici di tipo, severità e tempi di comparsa molto variabili.
Per intolleranza si intende invece una reazione avversa agli alimenti non mediata dal sistema immunitario.
La causa può essere per esempio la mancanza o la ridotta attività di alcuni enzimi digestivi (tra i più comuni il deficit di lattasi, che causal’intolleranza al lattosio e il deficit di diaminossidasi, che causa l’ipersensibilità ad alimenti ricchi in istamina) o contenuti nei globuli rossi (favismo) o nel fegato (intolleranza al fruttosio).
Un discorso a parte meritano poi i disordini glutine-correlati (malattia celiaca, malattia autoimmune scatenata dall’assunzione di glutine, e la gluten sensitivity).
Quali sono gli alimenti che più frequentemente danno allergia?
Benché potenzialmente tutti gli alimenti possano causare reazioni allergiche, gli alimenti più frequentemente in causa nel dare allergia sono rappresentati da latte vaccino, uovo, arachidi, frutta a guscio, pesce, crostacei, grano, soia e sesamo. Nei casi più complessi i bambini possono essere allergici a due o più alimenti.
Allergia alimentare: come si manifesta?
Le reazioni allergiche agli alimenti mediate dalle IgE sono reazioni a comparsa molto rapida, con latenza talora di minuti o al massimo di un’ora dall’assunzione dell’alimento, del quale può essere sufficiente una minima quantità. Esse possono coinvolgere più organi e apparati, con segni e sintomi cutanei (eritema, orticaria, angioedema), gastrointestinali (vomito, diarrea, dolore addominale crampiforme), oculari (eritema, prurito o lacrimazione), respiratori (rinite, congestione nasale, tosse, stridore e, nei casi più gravi, edema laringeo e/o asma), cardiovascolari (tachi-o bradicardia, ipotensione fino allo shock). L’anafilassi è la reazione più temibile, caratterizzata da una rapida evoluzione del quadro clinico, da un coinvolgimento multisistemico e dalla presenza di sintomi respiratori e/o cardiovascolari potenzialmente pericolosi per la vita.
Le reazioni allergiche agli alimenti non mediate dalle IgE e quelle miste hanno invece tempi di comparsa lunghi, di molte ore o giorni dall’assunzione dell’alimento, di cui è necessaria un’assunzione continuativa perché i sintomi si manifestino. Generalmente questi sono a carico della cute (dermatite atopica) e/o dell’apparato gastroenterico (ad es. comparsa di feci con muco e sangue nel piccolo lattante, diarrea cronica con malassorbimento e scarso accrescimento ponderale, importanti problemi digestivi, dolori allo stomaco o addominali persistenti e talora importanti, impaccio alla deglutizione nel bambino più grande, ecc).
Una forma particolare infine è la FPIES (enterocolite allergica), tipica dei primi due anni di vita, caratterizzata dalla comparsa di vomiti a getto ripetuti e profusi, generalmente entro 1-3 ore dall’assunzione dell’alimento allergenico, cui si può associare una diarrea e cui possono fare seguito pallore e talora estrema debolezza e letargia e più raramente grave disidratazione, con ipotensione e shock ipovolemico nei casi più severi.
Allergia alimentare: come si fa la diagnosi?
La diagnosi di allergia alimentare implica un iter diagnostico complesso, che soprattutto in età pediatrica deve essere condotto da medici che uniscano competenze allergologiche, internistiche pediatriche e nutrizionali. Sono fondamentali una anamnesi ed un esame obiettivo approfonditi, l’esecuzione di esami allergologici (test allergologici su cute e dosaggio delle IgE specifiche circolanti per gli alimenti sospettati, il cui esito va attentamente valutato e correttamente interpretato), eventuali altri accertamenti su sangue e/o su feci e talora indagini ecografiche e radiologiche. In casi di particolare severità e complessità con coinvolgimento dell’apparato gastrointestinale sono richieste indagini endoscopiche e bioptiche. A seconda della forma coinvolta, l’iter include inoltre l’esecuzione di una dieta di esclusione, con eliminazione dell’alimento/i sospettato/i, seguita dalla reintroduzione diagnostica (test di provocazione orale).
Allergia alimentare: come si cura?
Qualora la diagnosi sia confermata, la terapia consiste nella totale eliminazione dalla dieta dell’alimento in causa (es. latte vaccino), dei suoi derivati (es. yogurt e formaggi, burro, panna) e degli alimenti notoriamente contenenti l’allergene (es. biscotti, dolci). Si deve inoltre porre attenzione alle c.d. fonti “nascoste” di alimenti allergenici, le quali rappresentano un serio pericolo di assunzione accidentale.
La dieta diagnostica e ancor più la dieta terapeutica devono essere bilanciate dal punto di vista nutrizionale e integrate con idonei alimenti sostitutivi.
È fondamentale apprendere alcune regole di autogestione dei farmaci antiallergici da assumere in caso di reazione imprevista. In rari casi, particolarmente gravi, è prevista la prescrizione e l’educazione all’uso di adrenalina autoiniettabile.
L’allergia alimentare dura tutta la vita?
No, l’allergia alimentare può guarire: è importante che il medico che ha in cura il bambino allergico rivaluti periodicamente l’eventuale acquisizione di tolleranza spontanea per gli alimenti eliminati, che subentra in un tempo variabile da uno a cinque anni nella maggior parte dei casi. Solo una piccola percentuale di soggetti allergici manterrà invece la sua allergia in età adolescenziale e in età adulta.
