Sesta malattia

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Cos’è la sesta malattia?

La sesta malattia, nota anche come esantema critico, pseudorosolia o febbre dei tre giorni, è un’infezione virale esantematica infantile che deve il nome di “sesta malattia” al fatto di essere stata la sesta patologia infettiva descritta in modo dettagliato nella storia della medicina.

Colpisce prevalentemente i bambini di età compresa tra i 6 e i 24 mesi, mentre è rara nei neonati con meno di 6 mesi grazie alla protezione degli anticorpi materni. L’infezione contratta in età pediatrica conferisce un’immunità permanente che la rende assai rara in età adulta; tuttavia, in adulti immunodepressi, trapiantati o affetti da AIDS può manifestarsi in modo grave.

Quali sono le cause della sesta malattia?

La causa della sesta malattia è l’infezione virale sostenuta dall’Herpes virus umano di tipo 6B (HHV-6B) o, meno frequentemente, dall’Herpes virus umano 7 (HHV-7).

La trasmissione avviene per via aerea mediante le goccioline respiratorie espulse con starnuti, colpi di tosse o parlando, oppure per contatto diretto con le secrezioni salivari e mucose del soggetto infetto. Il periodo di incubazione varia dai 5 ai 15 giorni e la contagiosità è massima durante la fase di febbre alta, mentre tende a diminuire drasticamente con la comparsa dell’esantema.

Quali sono i sintomi della sesta malattia?

I sintomi della sesta malattia esordiscono in modo improvviso con una fase pre-esantemica caratterizzata da:

  • febbre elevata, compresa tra i 39 °C e i 40,5 °C, della durata di 3-5 giorni
  • irritabilità
  • stanchezza
  • inappetenza
  • sintomi respiratori lievi come congestione nasale, tosse e mal di gola
  • ingrossamento dei linfonodi cervicali e retro-auricolari.

Al rapido abbassamento della febbre segue la fase esantemica, caratterizzata da macule e papule rosa pallido di 2-5 mm di diametro, talvolta circondate da un alone chiaro. L’eruzione cutanea si localizza principalmente sul tronco e sul collo, estendendosi in misura minore al viso, alle mani, ai piedi e all’attaccatura degli arti. Possono presentarsi anche macchie sul palato molle e sull’ugola.

L’esantema della sesta malattia non provoca prurito o desquamazione e scompare spontaneamente in un periodo variabile da poche ore a due giorni.

Come si diagnostica la sesta malattia?

La diagnosi della sesta malattia è prevalentemente clinica e si basa sull’osservazione e sulla valutazione della sequenza dei sintomi tipici, in particolare sul crollo della febbre elevata seguito dall’immediata comparsa dell’esantema.

La diagnosi differenziale consente di distinguere la sesta malattia da altre malattie esantematiche come rosolia, morbillo e infezioni da enterovirus. In caso di dubbio, il medico può prescrivere dei test sierologici.

Quali sono le terapie per la sesta malattia?

Le terapie per la sesta malattia sono esclusivamente di supporto per la gestione dei sintomi dato che la malattia tende a risolversi spontaneamente e gli antibiotici sono inefficaci contro le infezioni virali.

Per la gestione della febbre alta:

  • farmaci antipiretici somministrati secondo il peso e l’età del bambino sotto controllo pediatrico
  • applicazione di impacchi freddi sulla fronte
  • riposo a letto.

Per prevenire il rischio di disidratazione legato allo stato febbrile:

  • garantire un’adeguata assunzione di liquidi
  • controllare il pannolino e la quantità di urina, nei neonati e lattanti.

L’esantema della sesta malattia non richiede trattamenti topici o farmacologici specifici, in quanto non causa dolore né prurito e tende a regredire spontaneamente.

Un consulto medico urgente si rende necessario esclusivamente in presenza di convulsioni, difficoltà respiratorie, perdita di coscienza o macchie violacee persistenti alla pressione.

Si può prevenire la sesta malattia?

La prevenzione della sesta malattia si basa principalmente sull’adozione di buone pratiche igieniche, non essendoci un vaccino specifico. Per ridurre il contagio è consigliabile:

  • il lavaggio frequente e accurato delle mani
  • l’evitamento del contatto stretto con le secrezioni salivari o respiratorie di soggetti in fase febbrile, poiché la fase di massima contagiosità coincide con la presenza della febbre alta
  • l’isolamento temporaneo del bambino malato.

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