Fecondazione eterologa maschile: cos’è e quando si ricorre al donatore


La fecondazione eterologa maschile è una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA) che prevede il seme di un donatore e non dal partner. Si tratta di una procedura regolata e sicura, che prevede la selezione rigorosa del donatore, l’utilizzo di seme crioconservato e un percorso clinico definito in base alle caratteristiche della donna e della coppia.

Ne parliamo con la dottoressa Silvia Sorce, ginecologa del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) della Clinica Sedes Sapientiae.

Fecondazione eterologa maschile: cos’è, quando serve?

La fecondazione eterologa maschile è una procedura di PMA in cui la fecondazione dell’ovocita avviene utilizzando spermatozoi provenienti da un donatore esterno alla coppia, selezionati secondo criteri clinici, genetici e fenotipici rigorosi. La scelta di ricorrere al seme da donatore avviene in presenza di alcune condizioni cliniche:

  • Azoospermia (assenza di spermatozoi nell’eiaculato), sia su base genetica – alcune sindromi genetiche, come la sindrome di Klinefelter, o microdelezioni del cromosoma Y, possono determinare ipogonadismo e azoospermia – sia idiopatica, cioè per cause non note.
  • Azoospermia ostruttiva, in cui gli spermatozoi sono presenti nel testicolo ma non nell’eiaculato. In questi casi è possibile valutare una biopsia testicolare, ma la coppia può anche scegliere di procedere direttamente con seme donato.
  • Ridotta produzione spermatica dopo trattamenti chemioterapici, quando non è stato possibile preservare la fertilità prima delle cure.
  • Frammentazione del DNA spermatico superiore al 30%, condizione spesso associata a fallimenti ripetuti o abortività precoce.
  • Ripetuti tentativi di PMA non evolutivi, in cui la componente maschile appare verosimilmente responsabile dell’assenza di gravidanza.

In tutti questi casi, la fecondazione eterologa maschile offre maggiori possibilità di ottenere embrioni vitali e aumentare le probabilità di raggiungere una gravidanza.

Come avviene la selezione del donatore?

La selezione del donatore segue criteri rigorosi, analoghi a quelli utilizzati per la donazione di ovociti nella fecondazione eterologa femminile e comprendono:

  • il matching fenotipico, per garantire la maggiore somiglianza possibile tra il donatore e la coppia;
  • la compatibilità del gruppo sanguigno;
  • lo screening genetico con il test del portatore, esame su base volontaria ma fortemente consigliato – ogni individuo può essere portatore sano di alcune patologie genetiche -, importante perchè la compatibilità genetica tra donatore e partner femminile della coppia riduce il rischio di trasmissione di malattie recessive.

L’individuazione del donatore richiede generalmente alcune settimane. Una volta individuato il donatore, il seme crioconservato viene inviato al centro specializzato in speciali provette. Dopo lo scongelamento avviene la selezione degli spermatozoi migliori dal punto di vista morfologico e funzionale, attraverso un processo chiamato capacitazione.

La preparazione della donna inizia dal ciclo mestruale successivo all’arrivo del seme al centro specializzato. La durata complessiva della fase clinica è di circa 15–20 giorni.

Fecondazione eterologa maschile: come si effettua

La procedura di fecondazione eterologa maschile può seguire due percorsi differenti, in base all’età della donna, alla riserva ovarica e alla pervietà tubarica.

La fecondazione in vitro (FIVET/ICSI) con seme da donatore è invece utilizzata quando:

  • la riserva ovarica è ridotta
  • le tube non sono pervie
  • si desidera effettuare una diagnosi genetica preimpianto
  • si preferisce massimizzare il numero di ovociti recuperabili.

La donna viene sottoposta a stimolazione ovarica controllata, seguita dal prelievo ovocitario (pick-up). Gli ovociti vengono fecondati con il seme del donatore e gli embrioni ottenuti vengono trasferiti in cavità uterina dopo la preparazione endometriale.

L’inseminazione intrauterina con seme donato è indicata quando:

  • la donna ha meno di 35 anni
  • la riserva ovarica è buona
  • le tube sono pervie.

In questo caso non si procede al prelievo ovocitario, ma la donna viene monitorata con ecografie fino alla maturazione follicolare. Il picco ovulatorio viene indotto con farmaci e, a distanza di poche ore dal picco, si esegue l’inseminazione. Il seme scongelato e selezionato (capacitato) viene trasferito nella cavità uterina tramite un sottile catetere transcervicale. La procedura è ambulatoriale, indolore e non richiede sedazione.

Fecondazione eterologa maschile: quali sono le percentuali di successo?

Il tasso di successo dipende dalla tecnica utilizzata e dalle condizioni femminili. In generale, la fecondazione in vitro ha percentuali analoghe a una FIVET con seme normozoospermico, generalmente tra il 30% e il 40% per transfer, in presenza di condizioni femminili favorevoli, mentre per l’inseminazione intrauterina – di cui si consigliano 2-3 cicli o tentativi – le percentuali sono di circa il 15% per ciclo, poiché la probabilità è cumulativa.

Il numero di tentativi viene definito insieme al team clinico, valutando benefici attesi, sostenibilità emotiva della donna e quadro clinico complessivo.

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