Cos’è il tumore della prostata?
Il tumore della prostata è la neoplasia più frequente nella popolazione maschile. Secondo i dati AIOM (“I Numeri del Cancro in Italia 2025”), nel 2024 sono state stimate 40.192 nuove diagnosi in Italia, e sono 485.000 gli uomini che vivono oggi nel nostro Paese dopo una diagnosi di tumore prostatico.
Si tratta di un tumore ormono-dipendente, cioè la sua crescita è stimolata dal testosterone, l’ormone maschile per eccellenza. Questa caratteristica biologica ha implicazioni dirette sulle strategie terapeutiche, in particolare nelle fasi più avanzate della malattia.
Colpisce prevalentemente la popolazione maschile in età avanzata – dopo i 50 anni -, anche se negli ultimi anni si osserva un anticipo dell’età di insorgenza, con casi sempre più frequenti in soggetti relativamente giovani.
Quali sono le cause del tumore della prostata?
Come per molti tumori, non esiste un’unica causa per il tumore della prostata ma un insieme di fattori, tra cui:
- età: è il fattore di rischio più rilevante, dal momento che la probabilità di sviluppare tumore della prostata aumenta significativamente dopo i 50 anni
- stile di vita: fumo di sigaretta e abitudini alimentari sono associati, in alcuni studi alla patologia prostatica, pur senza una correlazione definitiva.
- etnia: le forme più aggressive e a insorgenza più precoce sono più frequenti nella popolazione di origine africana.
- genetica: alcune mutazioni a carico dei geni BRCA1 e BRCA2 – gli stessi coinvolti nel tumore della mammella e dell’ovaio – possono essere presenti in una percentuale variabile fino al 10% dei casi di carcinoma prostatico. Identificare queste mutazioni è importante sia per definire trattamenti mirati per il paziente, sia per permettere ai parenti, in particolare ai figli, di accedere a una consulenza genetica.
- familiarità: avere parenti di primo grado con una diagnosi di tumore prostatico dovrebbe considerare uno screening più precoce e regolare.
Quali sono i sintomi del tumore della prostata?
Nelle fasi iniziali, il tumore della prostata spesso non dà sintomi. La diagnosi, in questi casi, avviene frequentemente in maniera occasionale, durante controlli di routine o attraverso lo screening con il PSA (antigene prostatico specifico).
Quando i sintomi compaiono, sono tipicamente legati alla compressione dell’uretra da parte del tessuto prostatico ingrossato e si manifestano come:
- difficoltà o necessità di urinare più frequentemente
- getto urinario debole o interrotto
- minzione notturna frequente (nicturia)
- in alcuni casi, presenza di sangue nelle urine (ematuria).
Questi disturbi, tuttavia, possono essere causati anche da condizioni benigne come l’iperplasia prostatica benigna, molto comune in età avanzata, ed è quindi importante una valutazione specialistica.
Nelle forme più avanzate (tumore prostatico metastatico), in cui la malattia ha già raggiunto strutture adiacenti la prostata o le ossa, possono comparire dolori ossei o dolori pelvici persistenti, sintomi che richiedono un approfondimento diagnostico urgente.
Come si diagnostica il tumore della prostata?
Il percorso diagnostico e di screening per il tumore prostatico inizia con un prelievo del sangue per dosare il PSA. Un valore elevato del PSA non indica necessariamente la presenza di un tumore, ma è un segnale da non trascurare, che impone ulteriori accertamenti. Infatti, elevati valori di PSA possono essere causati anche da un’iperplasia prostatica benigna o da processi infiammatori che vanno comunque curati.
Per la diagnosi è necessaria la valutazione urologica, con l’esplorazione digitale rettale e l’ecografia addominale. In caso di sospetti, in genere viene prescritta la risonanza magnetica prostatica multiparametrica, in grado di identificare noduli sospetti anche di piccole dimensioni con elevata precisione.
Durante la RM multiparametrica è possibile eseguire prelievi di tessuto (biopsia prostatica), che consente l’analisi istologica dei campioni e la classificazione del tumore attraverso il Gleason score, un parametro che esprime il grado di differenziazione cellulare. Insieme al valore del PSA e alle dimensioni della lesione, il Gleason score permette di inquadrare la malattia in tre classi di rischio (basso, intermedio e alto) che guidano le scelte terapeutiche.
Quali sono le terapie per il tumore della prostata?
Le opzioni terapeutiche dipendono dalla classe di rischio e dallo stadio della malattia al momento della diagnosi.
Nei casi in cui il tumore prostatico è localizzato, cioè confinato alla prostata, il trattamento può essere chirurgico, con la rimozione della ghiandola prostatica (prostatectomia radicale), oppure radioterapico. Entrambe le opzioni offrono ottime possibilità di guarigione.
Nelle forme localmente avanzate, in cui la malattia ha superato i confini prostatici o interessato i linfonodi, l’approccio è multimodale: chirurgia e/o radioterapia vengono integrate con la terapia ormonale di deprivazione androgenica, che riduce i livelli di testosterone attraverso una castrazione farmacologica.
Nelle forme metastatiche – le sedi più frequenti di metastasi sono le ossa e i linfonodi – la terapia standard prevede la terapia ormonale di nuova generazione, farmaci assunti per via orale e gestiti dagli oncologi, che si sono dimostrati efficaci anche nelle fasi più avanzate. Nei casi ad alto volume di malattia, la chemioterapia può essere associata sin dalla prima linea di trattamento. La ricerca sta inoltre portando questi farmaci innovativi anche nelle fasi più precoci, con l’obiettivo di migliorare ulteriormente le probabilità di cura.
Nei pazienti con mutazioni di BRCA1 o BRCA2, sono disponibili oggi terapie mirate specifiche, con risultati significativi in termini di risposta al trattamento.
Si può prevenire il tumore della prostata?
Non esistono oggi strategie di prevenzione primaria in grado di eliminare il rischio di sviluppare un tumore prostatico. Tuttavia, la diagnosi precoce – dosaggio PSA e controlli urologici periodici – è in grado di cambiare la storia clinica del tumore e quindi la prognosi.
Il dosaggio del PSA, ottenibile con un comune prelievo del sangue, è raccomandato a tutti i maschi a partire dai 50 anni, o prima in presenza di familiarità o altri fattori di rischio.
Diagnosticato in fase precoce, il tumore della prostata può essere trattato con chirurgia o radioterapia con elevate probabilità di guarigione completa.
Anche nelle forme avanzate, grazie ai progressi terapeutici degli ultimi anni, è oggi possibile allungare significativamente la sopravvivenza e mantenere una buona qualità di vita.
