Conoscere l’asma, tra curiosità e falsi miti


Dalla diagnosi precoce ai farmaci biologici, oggi l’asma viene affrontata con terapie sempre più personalizzate. Una malattia complessa e in crescita, influenzata da ambiente, allergie e cambiamenti climatici, che nella maggior parte dei casi può essere controllata permettendo una vita normale e attiva.

Per anni l’asma è stata considerata una malattia relativamente semplice, legata soprattutto alle crisi respiratorie e all’uso occasionale dei broncodilatatori. Oggi, invece, sappiamo che si tratta di una patologia molto più complessa ed eterogenea, nella quale fattori genetici, ambientali e immunologici si intrecciano tra loro. Inquinamento atmosferico, cambiamenti climatici, allergeni e abitudini di vita stanno contribuendo non solo all’aumento dei casi, ma anche a modificare il modo in cui la malattia si manifesta, rendendo sempre più centrale l’importanza di una diagnosi precoce e di terapie personalizzate.

Approfondiamo l’argomento con il professor Roberto Prota, pneumologo presso la Clinica Sedes Sapientae e coordinatore della Rete clinico-assistenziale Pneumologica del Piemonte.

Esiste un solo tipo di asma?

Oggi sappiamo che l’asma non è una malattia uguale per tutti, ma un insieme di condizioni diverse che possono avere caratteristiche, andamento e risposta alle terapie molto differenti tra loro. Negli ultimi anni, infatti, la ricerca ha permesso di identificare differenti “fenotipi” asmatici, cioè profili clinici e biologici specifici.

Alcune forme compaiono già durante l’infanzia e sono strettamente legate alle allergie: sono i casi tipici dei pazienti allergici ad acari, pollini o altri allergeni ambientali. Altre forme, invece, possono svilupparsi più tardivamente, anche in età adulta, e presentano caratteristiche completamente diverse.

Dal punto di vista immunologico, una delle principali differenze riguarda il tipo di infiammazione presente nelle vie respiratorie. Alcune forme sono caratterizzate da una risposta infiammatoria definita T2-high, tipica dell’asma allergico a esordio precoce (early onset), caratterizzato da una risposta IgE-mediata, oppure dell’asma eosinofilico a esordio tardivo (late onset), associato soprattutto a eosinofilia.

Individuare il fenotipo del paziente è oggi fondamentale perché consente di impostare una terapia realmente personalizzata. La medicina respiratoria si sta infatti orientando sempre di più verso un approccio “su misura”, che non si limita a trattare genericamente l’asma, ma punta a riconoscere le caratteristiche specifiche della malattia in ogni singola persona, così da scegliere il trattamento più efficace e appropriato.

Perché alcune forme di asma sono più difficili da controllare?

Il controllo dell’asma non è uguale per tutti i pazienti, perché la malattia può avere caratteristiche molto diverse da persona a persona. In alcuni casi l’asma risponde bene alle terapie standard e rimane stabile nel tempo, mentre in altri tende a essere più instabile, con sintomi persistenti e riacutizzazioni frequenti.

Un primo elemento importante è la presenza di fattori associati che possono peggiorare il quadro respiratorio. Condizioni come obesità, rinosinusite cronica con poliposi nasale, reflusso gastroesofageo, disturbi del sonno, fumo, disfunzione cordale, esposizioni professionali, dermatite atopica e bronchiectasie possono contribuire a una maggiore gravità di presentazione dell’asma.

Un altro aspetto riguarda la variabilità biologica della malattia: non tutti i tipi di infiammazione bronchiale rispondono allo stesso modo ai corticosteroidi inalatori. Alcuni profili sono più sensibili alle terapie, altri invece risultano più resistenti e richiedono strategie differenti.

In una certa quota di pazienti inoltre, nonostante l’utilizzo corretto di terapie inalatorie ad alte dosi, i sintomi rimangono importanti e si rende necessario ricorrere frequentemente al cortisone per via sistemica. È in questi casi che si entra nell’ambito dell’asma grave, una forma che richiede un inquadramento specialistico approfondito.

Prima però di arrivare a questa definizione, è fondamentale fare sempre un passo indietro e verificare alcuni aspetti essenziali: che la diagnosi sia corretta, che il paziente utilizzi in modo appropriato la terapia inalatoria e che la terapia venga seguita con regolarità. Una parte importante dei casi non controllati, infatti, dipende proprio da problemi di aderenza o da una tecnica inalatoria non corretta. Solo dopo aver escluso questi fattori si può parlare realmente di asma difficile o grave e impostare un percorso terapeutico più avanzato e personalizzato.

Una persona asmatica può fare sport e avere una vita normale?

Se ben controllata, l’asma non rappresenta e non deve rappresentare un limite alla vita quotidiana. Con una terapia correttamente impostata, controlli periodici e una buona aderenza ai trattamenti inalatori, la maggior parte dei pazienti può svolgere tutte le attività normali. Questo include il lavoro, i viaggi, le relazioni sociali e anche lo sport.

In particolare, l’attività fisica non solo è consentita, ma viene generalmente incoraggiata. Il movimento regolare aiuta a migliorare la capacità respiratoria, la tolleranza allo sforzo e il benessere generale. Naturalmente, in alcuni casi può essere necessario adattare il tipo di attività o la terapia preventiva prima dello sforzo, ma l’obiettivo non è mai quello di limitare la persona.

Il principio guida della medicina moderna dell’asma è proprio questo: non concentrarsi soltanto sulla malattia, ma sulla qualità di vita del paziente. In altre parole, l’obiettivo non è “convivere con i limiti”, ma mettere la persona nelle condizioni di vivere in modo pieno, attivo e il più possibile libero dai sintomi.

Le vaccinazioni hanno un ruolo anche nell’asma?

Le infezioni respiratorie rappresentano uno dei principali fattori in grado di peggiorare l’asma, sia perché aumentano l’infiammazione delle vie aeree, sia perché possono innescare vere e proprie riacutizzazioni anche severe e necessitanti di osservazione ospedaliera.

Per questo motivo, la prevenzione attraverso le vaccinazioni assume un ruolo centrale. Nei pazienti con asma vengono generalmente raccomandati il vaccino antinfluenzale annuale, la vaccinazione anti-COVID e quella antipneumococcica, che aiuta a prevenire infezioni batteriche potenzialmente più severe. Nei soggetti più fragili o con forme più complesse, possono essere indicati anche altri vaccini, come quelli contro il virus respiratorio sinciziale, la pertosse e, in alcuni casi, l’Herpes Zoster.

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