
In una recente puntata del programma “In Salute” su GRP TV (disponibile qui), il Dott. Alberto Bellone, oculista presso la Clinica Sedes Sapientiae, ha approfondito il tema della diagnosi, delle tecniche chirurgiche e delle nuove frontiere nelle lenti intraoculari.
Cos’è la cataratta?
La cataratta consiste nell’opacizzazione progressiva del cristallino, ovvero la lente naturale situata all’interno dell’occhio che ci permette di mettere a fuoco le immagini. Con il passare degli anni, questa lente può perdere la sua trasparenza originaria: quando ciò accade, la qualità della visione decade sensibilmente, rendendo faticose anche le più comuni attività quotidiane, come leggere o guidare.
Non appena si avverte una visione offuscata o un peggioramento della vista, è fondamentale rivolgersi tempestivamente al proprio oculista, all’ottico o al medico di base per riferire i sintomi. L’opacità del cristallino, infatti, può manifestarsi in forme diverse e con un’intensità variabile: i disturbi possono spaziare da lievi fastidi a limitazioni visive moderate o gravi, che richiedono una valutazione clinica specialistica per essere gestite correttamente.
Come avviene la diagnosi?
Diagnosticare la cataratta non è sempre immediato, poiché non esiste un singolo strumento universale in grado di misurare con precisione matematica l’entità dell’opacità del cristallino. Sebbene la presenza della cataratta sia facilmente rilevabile tramite il microscopio durante una visita ambulatoriale, determinare la sua densità effettiva è più complesso. La decisione di intervenire chirurgicamente viene quindi presa dal chirurgo dopo uno studio clinico approfondito, valutando il contesto oculare complessivo per capire se e quando la rimozione sia necessaria.
Quanto dura l’intervento e come si svolge?
L’operazione di cataratta è la procedura chirurgica più eseguita al mondo, con una storia di successo che dura da quasi 80 anni. Solo in Italia, lo scorso anno, sono stati effettuati circa 650.000 interventi, a testimonianza della sua estrema diffusione e affidabilità. La procedura risulta snella per il paziente: dopo l’accoglienza e la preparazione in clinica al mattino, l’ingresso in sala operatoria prevede un impegno di massimo 20 minuti.
Il post-operatorio è altrettanto rapido: il paziente viene dimesso già dopo un’oretta, non appena si sente in condizioni ottimali. Una volta accompagnato a casa dai propri familiari, il paziente tornerà in clinica per un controllo post-operatorio il giorno successivo o secondo le tempistiche concordate con il chirurgo.
Cos’è il femtolaser e perché rappresenta una rivoluzione?
Il femtolaser rappresenta una vera svolta tecnologica: si tratta di uno strumento capace di agire sui tessuti trasparenti con una frequenza di taglio altissima. Il suo compito è creare con estrema precisione un varco nella capsula anteriore dell’occhio, permettendo al chirurgo di accedere al cristallino e “affettarlo” per facilitarne l’analisi e la rimozione. Successivamente, si procede con la metodica classica della facoemulsificazione, una tecnica sicura e consolidata.
Quali lenti intraoculari vengono impiantate? Sono tutte uguali?
Una volta rimosso il cristallino opacizzato, si procede all’impianto di una lente intraoculare (IOL). È importante sottolineare che queste lenti non sono tutte uguali: la scelta dipende strettamente dalle necessità visive e dallo stile di vita del paziente.
LENTI MONOFOCALI
Rappresentano lo standard mondiale. Queste lenti hanno un unico punto di fuoco: lo specialista calcola la lente in modo che il paziente possa vedere nitidamente o da lontano o da vicino, a seconda delle sue abitudini. Ad esempio, in un paziente miope, si può scegliere di mantenere una leggera miopia residua (2-3 diottrie) per permettergli di continuare a leggere agevolmente senza occhiali, utilizzandoli solo per la visione a distanza.
LENTI TRIFOCALI
Appartengonoalla categoria delle lenti multifocali e offrono tre punti di messa a fuoco: lontano, intermedio e vicino. Questa tecnologia mira a coprire l’intero spettro visivo, riducendo drasticamente la dipendenza dagli occhiali. Tuttavia, poiché il cristallino naturale umano è biologicamente perfetto e inimitabile, la sua sostituzione con una lente artificiale può comportare piccoli adattamenti. Nel caso delle trifocali, alcuni pazienti riferiscono la percezione di lievi aloni intorno alle luci durante la visione notturna; per questo motivo, sono consigliate a chi desidera un’indipendenza totale dagli occhiali e non svolge attività frequenti di guida notturna.
LENTI EDOF
Sono l’espressione della tecnologia più moderna: le lenti a fuoco esteso. A differenza delle trifocali, le EDOF garantiscono una visione continua e fluida dall’infinito fino alla distanza intermedia (circa 50 cm), eliminando quasi del tutto disturbi visivi come gli aloni. Sono ideali per chi cerca una visione naturale e di alta qualità per la maggior parte delle attività quotidiane. Restano meno performanti per la visione da vicino (30 cm), motivo per cui potrebbe essere ancora necessario l’uso di un piccolo occhiale da lettura (+1.0/+1.5 diottrie) per i caratteri più piccoli.
Ci sono pazienti che non possono essere operati di cataratta?
Esiste una piccola percentuale di pazienti che non può essere operata. L’idoneità viene stabilita tramite l’OCT (Tomografia Ottica Computerizzata), una sorta di TAC che analizza l’anatomia dell’occhio per sezioni. Questo esame assicura che non vi siano patologie pregresse che impediscano la buona riuscita dell’operazione, che oggi vanta tassi di successo del 98-99%.
Con l’OCT intraoperatorio cosa cambia per il paziente?
L’OCT solitamente si utilizza in ambulatorio, dunque in maniera statica: il paziente, durante la visita, viene sottoposto a un’analisi di tutte le parti dell’occhio.
Oggi l’OCT è anche intraoperatorio, con il dispositivo di ultima generazione disponibile in Clinica Sedes Sapientiae, si riesce ad avere una scansione delle strutture oculari in diretta durante l’intervento. Questo porta un enorme vantaggio per il paziente e anche per il chirurgo, perché permette di vedere in diretta in modo prospettico tra le strutture oculari.
Consiglio dello specialista:
Infine non bisogna mai sottovalutare qualsiasi sintomo alla vista, non solo riguardante la cataratta ma anche rispetto a tutte le altre patologie dell’occhio che possono essere prevenute eseguendo un semplice controllo dallo specialista. In ogni caso, dopo i 40-50-60 è necessaria una visita approfondita, anche in assenza di sintomi, scegliendo strutture e professionisti che abbiano a disposizione degli strumenti adeguati e d’avanguardia.
