
In età pediatrica, molto difficilmente interessa i bambini nei primi 2-3 anni di vita, nei quali prevale invece il raffreddore comune; dai 3 ai 10 anni si assiste invece ad un progressivo incremento della patologia, con un picco massimo in età adolescenziale.
Nonostante sia una condizione molto frequente, la rinite allergica è spesso sottovalutata.
Ne parliamo con la dottoressa Giovanna Monti, pediatra allergologa della Clinica Sedes Sapientiae.
Rinite allergica: di cosa si tratta?
La rinite è un processo infiammatorio a carico della mucosa del naso.
In caso di rinite allergica, l’infiammazione è causata da una reazione anomala, mediata dal sistema immunitario, nei confronti di uno o più allergeni inalatori.
Alcune sostanze disperse nell’aria, come i pollini o i derivati epidermici di alcuni animali o gli allergeni acaridici, entrano a contatto della mucosa del naso e generalmente sono tollerate dal sistema immunitario nasale, in quanto estranee al nostro organismo, ma innocue. Il sistema immunitario nasale del soggetto allergico invece le identifica come pericolose e innesca contro di esse una reazione, che in questo caso causerà un’infiammazione della mucosa, di entità, frequenza e durata variabili. La rinite allergica infatti si definisce intermittente o persistente, in base alla frequenza di comparsa e della durata delle manifestazioni cliniche e lieve o moderata-grave a seconda della loro severità.
Rinite allergica: come si manifesta?
I classici sintomi della rinite allergica sono rappresentati da:
- naso che cola: dal naso esce abbondante liquido chiaro (rinorrea acquosa);
- starnuti ripetuti (“a salve”), frequenti, uno dietro l’altro;
- prurito all’interno del naso, che il bambino spesso sfrega con la mano facendo un movimento dal basso verso l’alto che viene detto “saluto allergico”; se la secrezione nasale scende verso la gola, può provocare tosse e prurito alla gola;
- sensazione di naso tappato, causata dal fatto che la mucosa infiammata si ispessisce; questo può costringere a respirare con la bocca e a dormire con la bocca aperta.
Talora sono presenti anche segni e sintomi di congiuntivite allergica (fastidi oculari quali prurito, lacrimazione e arrossamento della congiuntiva).
Quali sono gli allergeni inalatori che più frequentemente causano la rinite allergica?
Gli allergeni più comuni sono:
- i pollini di graminacee, erbe, alberi, che causano sintomi stagionali, in periodi diversi dell’anno a seconda dell’allergene pollinico coinvolto;
- le spore di alcuni funghi, comunemente noti come muffe (es. alternaria, aspergillo), che vivono sia in casa sia nell’ambiente esterno, con picchi di concentrazione nell’aria tra luglio e settembre;
- gli acari della polvere, che causano sintomi perenni, che durano cioè tutto l’anno, con un picco durante il loro periodo riproduttivo (primavera-autunno); vivono in ambienti chiusi, caldo-umidi e colonizzano soprattutto materassi, cuscini, divani e poltrone, tappeti e moquettes;
- la forfora e la saliva di animali domestici.
Rinite allergica: come si fa la diagnosi allergologica?
La diagnosi allergologica corretta è fondamentale per distinguere la rinite allergica da altre forme, come quella infettiva o vasomotoria, e per impostare una terapia mirata.
Si basa su:
- accurata anamnesi, sia del bambino (segni e sintomi nasali ed eventualmente oculari, eventuale dermatite atopica attuale o nei primi anni di vita), sia della famiglia (familiarità per allergie nei genitori e/o nei fratelli/sorelle);
- esecuzione dei test allergologici cutanei (skin prick test), esami semplici, a rapida lettura (circa 15 minuti) e praticamente indolori. Consistono nel porre una goccia di allergene sulla pelle dell’avambraccio e nel praticare poi una lieve puntura superficiale con una piccola lancetta sterile, che permette all’allergene di entrare in contatto con le cellule del sistema immunitario cutaneo. In caso di positività compare un piccolo rilievo (pomfo), simile a una puntura di zanzara. Il test è sicuro, ben tollerato e affidabile anche nei bambini;
- dosaggio degli anticorpi specifici (IgE) per i vari allergeni (tramite prelievo di sangue): si esegue solo in casi dubbi, non ancora risolti dalla storia clinica e dai test allergologici su cute, o nel caso in cui non si possano sospendere i farmaci antistaminici o vi siano lesioni cutanee che impediscano l’esecuzione degli skin prick test;
- altri strumenti diagnostici, utilizzati a discrezione dello specialista, sono la diagnostica molecolare (un esame del sangue per identificare con precisione la molecola che scatena l’allergia) e la rinoscopia o endoscopia nasale, per valutare la mucosa del naso e le cavità nasali e per la quale ci si affida alla consulenza dello specialista Otorinolaringoiatra. La citologia nasale infine, tecnica non invasiva e a basso costo, può essere utile per la diagnosi differenziale con altre forme di rinite non allergica e per il monitoraggio nel tempo dello stato infiammatorio della mucosa del naso.
Rinite allergica: possono esserci complicanze?
Trascurare la rinite allergica in un bambino può avere conseguenze importanti nel tempo, sia sulla sua salute sia sulla sua qualità di vita. Se non correttamente diagnosticata e curata, la rinite allergica del bambino può portare nel tempo alla comparsa di alcune complicanze:
- disturbi del sonno: il naso sempre chiuso può causare respirazione con la bocca, russamento, sonno poco riposante. Un bambino che dorme male è più irritabile, stanco e meno concentrato. Tutto questo può impattare poi sull’apprendimento e sul rendimento scolastico;
- ingrossamento delle adenoidi;
- otiti ricorrenti;
- rinosinusite acuta ricorrente o rinosinusite cronica, cioè infiammazione periodica o cronica dei seni paranasali;
- poliposi nasale;
- asma bronchiale: in molti bambini la rinite allergica è associata ad asma bronchiale, che può anche seguire l’insorgenza della rinite. Naso e bronchi fanno parte infatti dello stesso sistema (le “vie aeree unite”) e non trattare correttamente la rinite aumenta pertanto il rischio di sviluppare l’asma o di aggravarla se già presente;
- il bambino infine può sentirsi a disagio, limitato nelle attività all’aperto o nello sport, soprattutto nei periodi di allergia stagionale.
Rinite allergica: come si cura?
La terapia farmacologica della rinite allergica nel bambino si basa su:
- antistaminici orali e/o topici nasali, che riducono starnuti, prurito e naso che cola;
- spray nasali corticosteroidi (molto efficaci per la congestione nasale e talora scelta principale per l’infiammazione);
- lavaggi nasali con soluzione fisiologica, ad uso anche quotidiano, che aiutano a pulire il naso e a ridurre i sintomi;
Non è invece consigliato l’uso di decongestionanti nasali (spray “libera naso”), perché possono peggiorare la situazione.
È fondamentale consultare l’allergologo pediatra per una diagnosi corretta prima di iniziare la terapia e non è indicata una terapia “fai-da-te”, in quanto la scelta della tipologia di farmaco e di molecola, la posologia, la durata e la frequenza delle somministrazioni devono essere stabilite dal medico e personalizzate. Anche il follow-up della patologia deve essere attento, per valutarne l’andamento e la risposta ai presidi farmacologici.
Alla terapia si possono abbinare ove possibile accorgimenti ambientali, diversi a seconda dell’allergene responsabile dei sintomi (pollini, acari, peli di animali, muffe), che verranno indicati dallo specialista.
Infine, la SLIT (Immunoterapia Sublinguale) è indicata nei bambini con rinite allergica moderata-severa, quando i farmaci sintomatici (antistaminici, steroidi nasali) sono inefficaci o non tollerati; essa é utile non solo a ridurre i sintomi, ma anche a prevenire l’insorgenza dell’asma ed è l’unica terapia in grado di modificare la storia naturale della malattia, inducendo tolleranza a lungo termine. Si basa sulla somministrazione quotidiana, per alcuni mesi e per alcuni allergeni per tutto l’anno, di gocce o compresse contenenti piccole dosi di allergene, poste sotto la lingua. Generalmente è considerata molto efficace e sicura anche nel bambino, con pochi effetti collaterali, spesso limitati al prurito in bocca.
La durata dell’immunoterapia varia solitamente da un minimo di 3 ad un massimo di 5 anni.
