Disbiosi intestinale: cos’è, cause, sintomi e rimedi


La disbiosi intestinale è un’alterazione dell’equilibrio del microbiota intestinale, ovvero l’insieme dei microrganismi che popolano fisiologicamente l’intestino ed ogni tessuto dell’organismo. La sua alterazione si può manifestare con sintomi diversi che necessitano di una valutazione specialistica.

Ne parliamo con la dottoressa Marianna Ansaldi, nutrizionista presso il Gastro Center della Clinica Sedes Sapientiae.

Cos’è la disbiosi?

La disbiosi intestinale è un’alterazione dell’equilibrio del microbiota intestinale, quel complesso ecosistema di circa 14 trilioni di cellule batteriche che risiedono nel nostro organismo. In condizioni normali esiste una regolazione crociata tra l’organismo (ospite) e il microbiota che genera un equilibrio statico, mantenendo il tratto gastrointestinale in salute sano ed esente dalla crescita eccessiva di batteri potenzialmente patogeni.

Quando questa armonia mutualistica si interrompe, l’intestino diventa vulnerabile e si sfocia in una condizione di squilibrio meglio nota come “disbiosi”.

In una situazione di eubiosi, quindi di equilibrio, i batteri benefici traggono nutrimento dall’intestino, ed in cambio l’ospite beneficia di molteplici funzioni, come l’attivazione ormonale e la protezione immunitaria.

La disbiosi, quindi, rappresenta un’alterazione dell’omeostasi, che può causare:

  • eccesso di patobionti: crescita eccessiva di batteri potenzialmente nocivi
  • perdita di commensali: riduzione dei batteri protettivi normalmente presenti
  • riduzione della diversità: minore varietà di specie batteriche, spesso causata da un’alimentazione ripetitiva o da un’igiene estrema

Questa condizione può portare a una maggiore permeabilità intestinale (“leaky gut”).

Indicatore rilevante ne è la zonulina, una proteina che modula le giunzioni tra le cellule intestinali. Se i suoi livelli sono alterati, l’intestino diventa “permeabile”, così permettendo a batteri o a frammenti batterici di migrare nel torrente circolatorio e farsi causa di disturbi o fastidi in altri distretti dell’organismo, come le vie urinarie o il sistema respiratorio.

Disbiosi: quanti tipi ne esistono?

Esistono cinque principali sottotipi principali di disbiosi definiti in relazione alle cause e alla presentazione clinica:

  1. disbiosi carenziale: conseguenza di una riduzione di Bifidobatteri e Lattobacilli, spesso successiva a  diete di eliminazione protratte nel tempo e/o carenti di fibre
  • disbiosi fermentativa: caratterizzata da una sovracrescita batterica nel tempo, spesso legata a stress cronico e/o disfunzioni pancreatiche e biliari
  • disbiosi putrefattiva: riguarda prevalentemente il colon e sovente deriva da una dieta eccessivamente ricca di grassi e proteine animali a scapito delle fibre, unita a scarsa idratazione
  • disbiosi fungina (da miceti): variante della forma putrefattiva con presenza di lieviti, alimentata da diete eccessivamente ricche di zuccheri e lievitati
  • disbiosi da sensibilizzazione: risposta immunitaria anomala verso componenti del microbiota o della dieta, spesso legata a deficit immunitari o familiarità allergica.

Cause e sintomi più comuni della disbiosi intestinale

Le cause della disbiosi sono molteplici, alcune strettamente legate allo stile di vita.

Tra le più frequenti rientrano:

  • un’alimentazione sbilanciata, povera di fibre e ricca di zuccheri semplici o grassi saturi
  • genetica
  • fattori ambientali
  • l’uso di farmaci come antibiotici, inibitori di pompa protonica o contraccettivi orali
  • stress emotivo
  • variazioni rilevanti nello stile di vita, come viaggi frequenti o alterazioni dei ritmi sonno-veglia

Non sussiste elenco univoco di sintomi “chiave” di lettura della disbiosi, poiché questa può manifestarsi in modo variabile nel coinvolgimento di differenti organi (intestino, cuore, cervello, polmoni, reni) tramite la connessione a mezzo del circolo sanguigno.

Tuttavia, i sintomi più frequenti possono includere:

  • cattiva digestione, dolore addominale, meteorismo, alterazioni dell’alvo, alitosi
  • stanchezza cronica e disturbi del sonno
  • frequenti infezioni o infiammazioni.

Cosa fare in caso di disbiosi?

È consigliabile consultare il medico quando i disturbi intestinali sono persistenti, peggiorano nel tempo o si associano a sintomi quali perdita di peso involontaria, anemia o dolore intenso. Per definire l’approccio terapeutico, è fondamentale la valutazione dello specialista.

È raccomandato evitare le cure “fai da te”: cercare di gestire in autonomia squilibri da disbiosi senza una guida professionale può, paradossalmente, contribuire a peggiorare le circostanze, rischiando di incorrere in ulteriori complicazioni.

È sempre preferibile optare per un approccio strutturato, finalizzato alla gestione del problema alla radice.

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