Casa di Cura Privata
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Innovare confermando. E’ questo il motto dell’architetto Silvana Giovannini che ha seguito le opere di rimodernamento del primo piano della clinica Sedes Sapientiae.
L’obiettivo, raggiunto, era quello di dare una dimensione “alberghiera” al reparto «perché è importante che un paziente venga sì curato, ma anche coccolato in una struttura che renda il più piacevole possibile il suo soggiorno».
La direzione della clinica si è così affidata all’architetto torinese, che ha già una lunga esperienza nel settore. Dalla ristrutturazione dell’hotel Sitea iniziata a metà degli anni Ottanta, al rimodernamento di diverse cliniche del capoluogo piemontese, sempre con l’obiettivo di renderle accoglienti e gradevoli per i pazienti, senza ovviamente snaturarne le caratteristiche. «Quando parlo di “innovare confermando” intendo proprio questo – racconta Silvana Giovannini – Superare la freddezza ospedaliera è importante, ma mantenere una struttura come quella della Sedes Sapientiae, nata proprio come casa di cura, è molto importante. E ho voluto conservare anche piccoli dettagli, come ad esempio le poltrone, ovviamente ringiovanite grazie a qualche piccolo intervento».
L’obiettivo su cui l’architetto e la sua équipe hanno lavorato è proprio quello di dare un senso di gioia «imbellettare una vecchia signora», che fa parte della tradizione della città di Torino, attraverso l’uso di luci e di colori.
Le 24 camere di degenza sono infatti state rimodernate con grande gusto, i bagni sono stati rimessi a nuovo, le luci, fornite dalla ditta svizzera Regent, sono modulate per venire incontro alle esigenze di quiete del paziente, senza ovviamente ostacolare quelle operative del personale sanitario. E poi qualche tocco di colore, che arriva da fiori o da stampe appese alle pareti, fa il resto.
E non è finita qui. Ci sono ancora da portare avanti progetti e sogni, come spiega l’architetto Giovannini: «Il progetto riguarda il piano terreno, la hall e il quarto piano, la mia speranza è di poter rifare la facciata che dà su via Ormea, ma questo per ora è solo un sogno»