Articolo a cura del Dott. Paolo Marforio, specialista in Igiene e Direttore Sanitario della Clinica Sedes Sapientiae di Torino.


Torino, 2 Marzo 2018.

Da qualche tempo si è rinvigorita la polemica sull’uso della pratica vaccinale per prevenire numerose malattie di tipo infettivo, molte delle quali con caratteri di diffusività.

Non ci si deve, per altro, meravigliare di ciò, dato che movimenti contro i vaccini sono sorti pressoché contemporaneamente alla individuazione da parte di Jenner nel 1796 della vaccinazione contro il vaiolo.

Fin da subito vi furono opposizioni, infatti, motivate da considerazioni religiose, dalla repulsione per l’introduzione all’interno del corpo umano di sostanze di derivazione di altri animali ed altre varie motivazioni.  Sorsero anche alcune società contro l’obbligo di vaccinazione antivaiolosa istituito nel 1853 in Inghilterra che ebbero successo e portarono alla fondazione a Londra, nel 1863, della associazione internazionale “Societas Universa contra Vaccinum Virus”.

Nella storia ormai ultracentenaria dei movimenti contrari alle vaccinazioni è stata utilizzata una varietà notevole di argomentazioni contro di esse, ricorrendo anche, in almeno un caso, alla diffusione di pubblicazioni riconosciute fraudolente o amplificando e distorcendo le conclusioni di studi che correttamente hanno valutato in modo dubitativo alcuni effetti delle vaccinazioni.

Se si dovessero analizzare i razionali delle prese di posizione a favore e contro i vaccini si dovrebbe ammettere che mentre i primi sono coerenti nel tempo i secondi sono fortemente influenzati da idee per così dire “alla moda”.

Le vaccinazioni sono il risultato di secoli di confronto degli esseri umani con le malattie infettive, da molto tempo prima che venissero definite così come le intendiamo ai giorni nostri.

Già circa tremila anni fa in Cina ed in India si era notato che una malattia, che ora chiamiamo vaiolo, pur essendo molto diffusa, non colpiva mai due volte la stessa persona o, comunque, se ciò accadeva non la colpiva in maniera grave. In conseguenza di ciò si era diffusa la pratica di inoculare in individui sani materiale prelevato dalle pustole di soggetti in via di guarigione proteggendoli così dalla malattia. Questa malattia, più o meno in quel periodo poté contare tra le sue vittime illustri il faraone Ramses V come ha rivelato lo studio della mummia.

Circa cinquecento anni più tardi ad Atene in occasione di un’epidemia di peste si annotò come le persone colpite dalla malattia e guarite divenissero refrattarie alla medesima.

Solo alla fine del 1700 la medicina occidentale, come prima accennato, con Jenner definì ed introdusse la pratica della vaccinazione. Per primo fu interessato il vaiolo e poi molte altre patologie con un percorso lungo e faticoso costellato di insuccessi, contrasti scientifici e confronti anche aspri tra ricercatori, non solo sui vaccini ma anche sull’origine di alcune malattie.

Per tutte vale la pena di ricordare il gesto di Maximilian Von Pettenkofer illustre scienziato tedesco che per smentire la teoria di Koch sul colera, che venisse, cioè, trasmesso da batteri dallo stesso Koch isolati, si fece da questi inviare una fiala di coltura batterica e la trangugiò.  Non contrasse la malattia, comunicò a Koch il fatto e ritenne di aver dimostrato la propria ragione.

Oggi più nessuno potrebbe mettere in discussione l’eziologia e le modalità di trasmissione del colera ma un simile episodio porta a riflettere sull’impegno e la fatica che comporta lo sviluppo scientifico.

Quando le osservazioni empiriche hanno evidenziato come l’aver superato una malattia rendesse refrattari allo svilupparla nuovamente, nulla si sapeva dell’immunità. Ora, anche grazie agli studi sui vaccini, questa  branca della scienza medica ci permette di comprendere il meccanismo di azione dei vaccini.

Il sistema immunitario è quella parte del nostro organismo deputata a difenderci da tutto ciò che è estraneo a noi riconoscendolo e contrastandolo con quelle che sono a tutti note come difese immunitarie.

Quando un microrganismo penetra nel nostro corpo e sviluppa un’infezione questa può generare una malattia. Il nostro sistema immunitario impiega un certo tempo ad individuare il microrganismo e ad elaborare le difese (ad es. anticorpi), se in questo lasso di tempo il microbo che ci attacca era sufficientemente aggressivo ed in quantità abbondante si sviluppa la malattia, e la competizione tra le nostre difese e l’aggressore non necessariamente o non soddisfacentemente può essere a favore delle difese.

Se però il nostro sistema immunitario conosce già il microrganismo non esiste latenza nella risposta e l’esito della competizione è a nostro favore. I vaccini permettono ed inducono questa conoscenza preventiva e provocano quella che è chiamata immunità acquisita attiva.

A livello del singolo individuo la vaccinazione, quindi, provoca una capacità di difesa da un’infezione e può impedire lo sviluppo della malattia nella maggior parte dei casi o, quantomeno, far sì che si sviluppi in forma attenuata e che guarisca senza lasciare sequele.

Per quanto riguarda la sicurezza è vero che i vaccini possono generare degli effetti avversi anche se rari e, per la più parte, assolutamente lievi come entità o moderati. Esistono però anche effetti avversi gravi, i più temibili dei quali sono la paralisi flaccida e anafilassi, che possono lasciare dei residuati invalidanti ma che sono estremamente rari.

Quali sono quindi le motivazioni che inducono a consigliare le vaccinazioni?

  1. Se si raggiungesse e si mantenesse, per un periodo di tempo sufficiente, un alto livello percentuale di popolazione vaccinata si arriverebbe all’eradicazione di una malattia. Così accadde per il vaiolo.
  2. L’individuo che non si vaccina ha molte più probabilità di contrarre malattie prevenibili che, quando si sviluppino in forma grave, possono compromettere non solo l’integrità di quel soggetto ma anche le sue possibilità di vita, basti ricordare i non lontani tempi in cui la poliomielite provocava innumerevoli morti e gravissime disabilità sui malati sopravvissuti.
  3. La riduzione della morbosità di una malattia tramite i vaccini, così come tramite ogni altro intervento di prevenzione, in una popolazione permette di non dedicare risorse a trattamenti evitabili sottraendole, quindi, ad altri trattamenti sanitari oggi non vicariabili.

Gli esempi di vaccinazioni che hanno cambiato la nostra percezione della gravità di alcune malattie può essere lunghissimo senza essere esaustivo e anche la scomparsa di alcune paure ed angosce relative ad alcune malattie è un merito delle vaccinazioni ed un importante contributo alla salute generale intesa come stato di benessere non solo fisico ma anche psichico.

Lo sviluppo dei vaccini non si è arrestato ed oltre a formulazioni più sicure e più efficaci (è vicina la definizione di un vaccino unico per l’influenza) si è espanso il campo della ricerca del loro utilizzo.

Sono, inoltre, in fase avanzata alcuni studi su vaccini contro alcune forme tumorali maligne.



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